Chi sono

Utente: cristinabove
Nome: cristina bove
Scrivo poesie. La casa editrice "Il Foglio Letterario" ne ha pubblicato tre raccolte: il-respiro-della-luna-208x300 cristina bove per web Si possono acquistare Qui Il respiro della luna Attraversamenti_verticali Attraversamenti verticali

Categorie

Fabio Sangiorgio
agostina giuliani
alba patanè
alberto corti
alessandro assiri
alexandra yongden
alleluhia - titti ferrando
altamura- francesco palmieri
angela
angela sias
angelica cante
angelo taraschi
anileda xeka
anna maria curci
annarita59
annarita campagnolo- ari
antologia
antonello ostrogoto
antonio aversa
antonio fabi
ariel
armando bettozzi
astrogigi
auguri
aurelia tieghi
aurelio zucchi
bacheca
beatrice zanini
bitman umberto crocetti
bruno amore
bruno clocchiatti
claudio pompi
coccodrilli
daniela procida
davide camerin
davide castiglione
dediche
domenica luise
domenico sergi-trimacassi
doris emilia bragagnini
elenco poeti
elia belculfinè
elisa mt littera
emma barberis - titta
enrico tartagni
enzo sibilio
eventounico pasquale esposito
ezia fiamma fez
fabio sangiorgio
fausto beretta
fiorella
flavia isetta - nefele
flavio zago
franca canapini
francesca moro
franco seculin
gabriele piretti
gaetano gulisano
geocrimah
gerardo pozzi
giacomo manzoni
gianfranco piretti
gianmarco dazzi
gianni langmann
giona piretti
giorgio medda
giovanna giordani
giuliana argenio
giulio ghiani
giuseppe caramelli - joe
giuseppe mistretta
giuseppina vitale - violalicia
gloria dalessandro
gloria di simone
graziella meneghetti
grdr ingegnere
gus
jolanda catalano
joshuaweinberg
laura habicht
lino di gianni
lucia tosi- kalekaiagathe
lucilla
marcello plavier
marcello plavier
margheritaghostdaisy
maria allo
maria antonietta sorrentino
maria attanasio
maria luisa spaziani
marina favro
massimo botturi
massimo reggiani
michelangelo cervellera
michele caccamo
milvia comastri
mirka ebe bonomi
mitla-antonella
natĂ lia castaldi
nicole
nino silenzi
nunzia binetti
orsola hochkofler
paola pippi bi
paola sagrado
paolam
patrizio spinelli
pensieri
piera maria chessa
pierluigi ciolini
pippibi
poesia
prenotazioni
recensioni antologia
regolamento
renzo montagnoli
rita iacomino
riyueren
roberto bottiroli
rossella fiorillo
roxanne
salvatore armando santoro
salvatore scollo
savina dolores massa
silvano conti
stefano giorgio ricci
tilde maisto
tinti baldini
tiziana mignosa
tonino valentini
ultimo saluto a bea
ultimo saluto a bea
valentino vitali
vincenzo iannarilli
virginia murru
wilma marian certhan

Foto recenti

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
In un giardino ogni particolare contribuisce alla sua bellezza: dai fili d’erba alla possente quercia. Si incontrano in volo splendidi papilionidi parnassiani ma anche timide monotrysie. Il tutto è curato da chi ama dare asilo ai Poeti ed agli appassionati di poesia. Il miosotide non fa ombra alla rosa…
domenica, 22 novembre 2009

La possibilitĂ  di un Dio



Maria Attanasio

Quanti anni ancora
mi cercherò dentro
l’indicibile e il detto
con le parole fatte freccia
che scocca
nella campana che rintocca
ed annuncia anche la mia fine
più volte in un giorno
 
e sono fiore
restando seme
e sono parole
senza fiato
e prato negato
al quartiere più lontano
dal centro della città
 
e sono materia
e brodo primordiale
e sono diversamente scaltra
solitaria al punto giusto
tanto da aspettare ancora
 
e sono suono e corda di violino
sono lontana
ma non ti ho avuto mai così vicino
da farmi carne ardente
pur di volerti al mio fianco
folle al punto da cavarmi gli occhi
per non vederti
quando poi sarai stanco
 
sono legno d’ulivo
e cedro del Libano
sono monte sacro
e zolla del tuo giardino
scendo e poi salgo
le scale della passione
come tanti cristi
senza croce e senza esposizione
(e tu di me cosa sai
mentre te nei stai in disparte
e decidi come un amante
di chiudere il conto
e scappare).
 
C’è la possibilità che io creda
che sia cammino di fede
questo nero su bianco
che pomposamente chiamo poetare
è pane e vino
per la mia comunione col mondo
che pure nel suo giro
mi sposta dal centro
che poi sarei io
impotente per ieri e domani
ma oggi  vivo
quasi senza fiato.
 
C’è la possibilità
che il chiodo diventi anello
e che io mi ricongiunga al Dio
che nel suo pieno diritto
mi sta cercando.



postato da: cristinabove alle ore 07:46 | link | commenti (2)
categorie: maria attanasio
sabato, 21 novembre 2009

Il profumo della gioia perduta

Image Hosted by ImageShack.us

Tiziana Mignosa

(Sulle note di La Califfa di Sarah Brightman)

 

Fa male l’essenza della gioia perduta

mentre la soglia varchi

impervia lei t’accompagna

sullo sdrucciolevole monte della saggezza.

 

Hai sbagliato profumo l’altra notte

 

e come se non bastasse il cuore

quando l’errore indossi sulla pena

annusi sulla pelle spoglia

ciò che non puoi più avere

 

e intanto in silenzio inghiotti il tuo dolore.

 

E’ uno stiletto arroventato

quello che fruga nella lesione

mentre l’olfatto ti conduce indietro

e la vista ti rammenta che non hai più cuore

 

e avviene tutto lì

davanti i fiori che t’ ha affidato il Giardiniere.

 

Vaga

la tua mente inferma

come un randagio a lungo incatenato

arsa implora acqua

 

e intanto il corpo esegue.

 

Colla libertà

e la voglia di saziare il tuo bel sogno

i cancelli scardina quel pensiero

suggerendo evasioni appassionate

 

che la ragione blocca una ad una

 

mentre quel profumo amato

lentamente si mescola al dovere

onde su onde

come rosso e nero

 

contrasta l’amata gioia fuggitiva col veleno.

 


11 2009

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=mZ2VP6wuLPA


postato da: poesienelvento alle ore 19:16 | link | commenti (2)
categorie: tiziana mignosa
giovedì, 19 novembre 2009

Protesa la mano


 

Raccolgo

ad una ad una

le gocce che la pioggia ha trascurato

sul davanzale della mia giornata.

Ne inventerò collane

pei giorni in cui l’arsura

 sarà spettro.



postato da: annarita59 alle ore 23:05 | link | commenti (8)
categorie:
domenica, 15 novembre 2009

Può sembrare | una poesia quella che | sto per scrivere…


 

    un giorno di novembre il mare - foto di E. Belculfinè  


    Elia Belculfinè                                                                               

 

 

I

 

Può sembrare | una poesia quella che | sto per scrivere, invece è | una

specie di valigia; ecco: una vecchia valigia di cartone.

Credimi, stavolta, amore;

 

sono partito sul serio.

Frizza

 

nel mio petto il suono di questo battello

immenso, (o è astronave?) e di

 

questo viaggio; itinerario | d’amore. Nelle orecchie si solleva

la sua felicità di strumento musicale

e gli stivali infangati.

 

E’ pietra arenaria antichissima questo

giro, sogno dai nomi dei

 

dipinti di Gauguin.||

 

Dissigillo |  il polline nuovo del tuo bacio, con un sorriso che

risale dall’immortalità del mondo

e la fotografia. Ma

 

sempre più

 

faticosamente il tempo, il nostro tempo avanza

degli spazi di gioia e il grigiore…

 

Dolce amore, non riesco a far correre l’aeroplano; ahi, quale idea mi

annienta? Potresti dire, a guardare con occhio

 

mancante, che non mi sia mai mosso, ma la

mia mente è un grande esodo

 

e spesso visito

le stelle.

 

II

 

Ove mai cavalca il mio fantasma? Dentro un olio su tela?

Dove respingo la carità della piacevolezza?

 

Forse dentro “l’ode alla cipolla” di Neruda…

Ma ti ho visto

 

andare,

 

anche te ho visto andare, di sabbia

e di miraggio, nella gamma

 

di Aldebaran, e ti attendevo presso una sorgente

che piange luce infinita insieme

 

alla tua sterminata

libertà.

 

Berrò fino in fondo di queste lacrime: sono canzoni. Le ascolteremo

in tutto il globo, che a ridirle

 

siano una lieta fiducia

per i figli,

 

e tutta la tenerezza che sarà in loro come finestra aperta

che contempli il mare delle

balene in agosto.

 

III

 

 

|| Può sembrare una poesia

questa che scrivo, ma a ben vedere, è il vagone

 

di un treno, sì, il

 

vagone rugginoso di un treno; lo si è veduto || correre

di fianco al bufalo || e alla nuvola,

 

nei miei quaderni di scolaro. E tu || non sai quanto benedico il

bufalo e la || nube che || mi

 

camminano nel cuore e nelle dita. Tu, amore, non sai

che c’è il grano da beccare

 

per i corvacci || uguali

ai numi. ||

 

 

IV

 

Può sembrarti una poesia o un motivo, invece è un barroccio

trainato da un piccolo mulo; che me

 

ne faccio di un letto dolcissimo

se posso sognare?

 

Se posso avvolgermi in questo tendone da circo

che mi ha ammaliato di azzurro

contro il numero

 

degli angeli.

 

Sono la donna cannone che sale a Machu Pichu,

o il viandante delle stelle che scende

 

per ammirare il portiere dei

campi di cotone.

 

E’ troppo lieve il suono dei lauri! Date alle mie braccia

scudo, e faretra alla schiena. Allora,

abbandono

 

gli assurdi affari

di società.

 

Allora sono il minatore che raggiunge l’istante della candela.

Però, se io ora mi alzassi anche la terra si leverebbe

con me, con un grido

 

spezzato di raccolto

amaro.

  

V

 

Quale stanchezza mi aggrovigli, laboriosa e infiacchita terra. Terra

mia di giardini di viti e di cantalupi. Quale

 

superiore bestemmia si imporpora

sulle mie labbra -

 

fiore vivo.

 

Ma la mia terra vera è il delirio | delle notti e

i giorni | che mi sospinge e carica

la dinamo.

 

Perché può sembrare davvero una poesia, ma

è una bicicletta. Esile.

 

E non sai che

non esiste una poesia

 

bianca

 

quanto può esserlo una strada e, allo stesso modo, non esiste un

pentagramma nero come può

annerire il cielo

 

dell’arco a sesto acuto

della sera.

 

La vita, la vita di sempre ha inflorescenze e manovre; ho conosciuto

il dolore, ho conosciuto l’oblio, tuttavia: nulla paura, se

 

acciuffo l’universo che mi racchiuda,

e la mia anima non avanza

 

incarcerata in

eterno.

 

 

E. Belculfinè – Sab. 14 nov. 09 | 14:29



postato da: marcelbrendy alle ore 20:37 | link | commenti (11)
categorie: poesia, elia belculfinè

In quei minuti a venire




Joshua Weinberg


Soltanto il vento rispose ai tuoi passi.
L’uomo se ne era andato, per sempre. Poi venne il deserto.
Tutt’ intorno un pianoro color caffelatte, un due di settembre,

cadeva la pioggia.


giù dritta, martellava sulla lamiera contorta parole perfette, arrugginite.
Tu sedevi, bilanciando un raffinato senso d’abbandono, destinata ad una vita normale in mezzo a una moltitudine di persone normali, con l’indice attraverso la finestra, a contarci i sogni nelle notti senza estati, spiando i titoli del giornale, eh, che credevi, fingendo un gran male.

Canzone consumata, dai grandi occhi verdi, pensierosi nel trovar me, prima d’una sigaretta.
La verità. Si.
Tra minuscole fossette…

Poi smise, la pioggia.
Perché no, distante un amalgama statico, dai neri e rossi d’un sole lontano, in un'alba che ci pianse addosso, tra nubi nere, sottili come fogli di ghiaccio, che fissarono maligne.
Iniziò così la tua prima guerra vera, un due di settembre


postato da: cristinabove alle ore 09:46 | link | commenti (10)
categorie: joshuaweinberg
giovedì, 12 novembre 2009

Toccata e fuga


          

           Wilma Marian Certhan

Toccata e fuga
(... in QUA Maggiore)

All’ànsito dei giorni
che mi soverchia l’anima
s’aggiunge ora soltanto
un tremito di labbra -
impercettibile vezzo
d’articolar l’amore
in tacite parole senza suono,
un battere di ciglia
che coglie un istantaneo lampo
di vivida luce
dai tuoi occhi chiari,
e un ultimo disperato grido
che si frantuma
in sommessi sussulti
soffocati nel cuore
al tocco lieve
della tua anima in fuga.

postato da: cristinabove alle ore 01:02 | link | commenti (10)
categorie: wilma marian certhan

Sciacalli



Domenico Sergi (trimacassi)

 

Partirono, le lance in resta
coi petti gonfi, e in mare una gran flotta
fieri nell’animo i titolati Achei
che baldanzosi puntarono su Troia
a cancellar l’affronto, il danno,
cambiar le cose in fretta, pensarono
e rientrar per tempo: “vado, l’ammazzo e torno”...
e ancora sono là che stan tornando...
 
Ed oggi ancora, immemori sciacalli,
calcano la stessa trama
hanno premura di cambiare tutto
ma gli anni, quelli parlano da soli
ne passano, ormai, a più non posso
anche se il santo è quasi fermo
l’aria ristagna
il puzzo già matura forte
e noi sentiamo solo gran… fragranza
S’aspetta il legno per l’ inedito cavallo
si son piantati gli alberi nel vecchio bosco
e presto ci sarà il legno giusto
e intanto…’campa cavallo…’
Tifiamo sempre, e come sempre
ci basta solo vinca la nostra squadra
il resto può anche andare in…merda
e infatti è lì che va, allegramente...


postato da: cristinabove alle ore 01:00 | link | commenti (8)
categorie: domenico sergi-trimacassi
domenica, 08 novembre 2009

C'è di buono che...

Cuori e  fiori

Paolam

 

Anche il bene diffonde

le radici

e non si arrende all’arsura

delle circostanze

 

prende vie di carta o di note.

Resta l'eco nella carne

anche  quando

il gesto si trattiene


postato da: Paolam1221 alle ore 16:33 | link | commenti (19)
categorie: paolam
venerdì, 06 novembre 2009

Il latte

Placide le mucche ruminavano
nella penombra calda della stalla
sentore vivo di escrementi
pulviscolo vagante in raggi di luce gialla
 
Rina, col secchio di zinco tra le gambe,
suonava una musica ritmata
Noi, col pentolino in mano, sospese sulla scena
- la tua fronte ampia, i grandi occhi ammiccanti -
 
Rina che riempiva in silenzio il pentolino
al tramonto, nel ventre di un casolare
in cima a un poggio, davanti al paese
in un altro mondo
 
 
 
 

postato da: cheneps alle ore 15:29 | link | commenti (15)
categorie: franca canapini

cotidie




Lucia Tosi (kalekaiagathe)

non sempre
c'è pericolo
nella tranquillità
nella quotidianità
le solite vecchie cose
hanno una misura
le raggiungi ad occhi chiusi
così i corpi si raggiungono
e si fanno compagnia
c'è un incavo tra il braccio
e la spalla in cui stare
in cui la tua la sua testa
può riposare

mentre l'altra mano
passa e ripassa
tra i capelli
fino a che il corpo vinto
nel sonno cade
e la memoria delle cose dure
svapora
rimane quel tepore

a ricordare
che mai né tu né lui

prima d'ora
vi siete amati tanto



postato da: cristinabove alle ore 09:23 | link | commenti (13)
categorie: lucia tosi- kalekaiagathe